Giobbe 41:1-34 DB1885
[1] Trarrai tu fuori il leviatan con l'amo, O con una fune che tu gli avrai calata sotto alla lingua? [2] Gli metterai tu un uncino al muso? Gli forerai tu le mascelle con una spina? [3] Userà egli molti preghi teco? Ti parlerà egli con lusinghe? [4] Patteggerà egli teco, Che tu lo prenda per servo in perpetuo? [5] Scherzerai tu con lui, come con un uccello? E lo legherai tu con un filo, per darlo alle tue fanciulle? [6] I compagni ne faranno essi un convito? Lo spartiranno essi fra i mercatanti? [7] Gli empirai tu la pelle di roncigli, E la testa di raffi da pescare? [8] Pongli pur la mano addosso, Tu non ricorderai mai più la guerra. [9] Ecco, la speranza di pigliarlo è fallace; Anzi l'uomo non sarà egli atterrato, solo a vederlo? [10] Non vi è alcuno così feroce, che ardisca risvegliarlo; E chi potrà presentarsi davanti a me? [11] Chi mi ha prevenuto in darmi cosa alcuna? ed io gliela renderò; Quello che è sotto tutti i cieli è mio. [12] Io non tacerò le membra di quello, Nè ciò ch'è delle sue forze, nè la grazia della sua disposizione. [13] Chi scoprirà il disopra della sua coverta? Chi verrà a lui con le sue doppie redini? [14] Chi aprirà gli usci del suo muso? Lo spavento è d'intorno a' suoi denti. [15] I suoi forti scudi sono una cosa superba; Son serrati strettamente come con un suggello. [16] L'uno si attiene all'altro, Talchè il vento non può entrar per entro. [17] Sono attaccati gli uni agli altri, ed accoppiati insieme, E non possono spiccarsi l'uno dall'altro. [18] I suoi starnuti fanno sfavillar della luce, E i suoi occhi son simili alle palpebre dell'alba. [19] Della sua gola escono fiaccole, Scintille di fuoco ne sprizzano. [20] Delle sue nari esce un fumo, Come d'una pignatta bollente, o d'una caldaia. [21] L'alito suo accende i carboni, E fiamma esce della sua bocca. [22] La possa alberga nel suo collo, E la doglia tresca davanti a lui. [23] Le polpe della sua carne son compresse; Egli ha la carne addosso soda, e non tremola punto. [24] Il cuor suo è sodo come una pietra, E massiccio come un pezzo della macina disotto. [25] I più forti e valenti hanno paura di lui, quando egli si alza; E si purgano de' lor peccati, per lo gran fracasso. [26] Nè la spada di chi l'aggiungerà potrà durare, Nè l'asta, nè lo spuntone, nè la corazza: [27] Egli reputa il ferro per paglia, E il rame per legno intarlato. [28] La saetta non lo farà fuggire; Le pietre della frombola si mutano inverso lui in istoppia. [29] Gli ordigni son da lui riputati stoppia; Ed egli si beffa del vibrare dello spuntone. [30] Egli ha sotto di sè de' testi pungenti; Egli striscia come una trebbia di ferro in sul pantano. [31] Egli fa bollire il profondo mare come una caldaia; Egli rende il mare simile a una composizione d'unguentaro. [32] Egli fa rilucere dietro a sè un sentiero, E l'abisso pare canuto. [33] Non vi è alcuno animale in su la terra che gli possa essere assomigliato, Che sia stato fatto per esser senza paura. [34] Egli riguarda ogni cosa eccelsa, Ed è re sopra tutte le più fiere belve.
