Giobbe 31:1-40 DB1885

[1] Io avea fatto patto con gli occhi miei; Come dunque avrei io mirata la vergine? [2] E pur quale è la parte che Iddio mi ha mandata da alto? E quale è l'eredità che l'Onnipotente mi ha data da' luoghi sovrani? [3] La ruina non è ella per lo perverso, E gli accidenti strani per gli operatori d'iniquità? [4] Non vede egli le mie vie? E non conta egli tutti i miei passi? [5] Se io son proceduto con falsità, E se il mio piè si è affrettato alla fraude, [6] Pesimi pure Iddio con bilance giuste, E conoscerà la mia integrità. [7] Se i miei passi si sono stornati dalla diritta via, E se il mio cuore è ito dietro agli occhi miei, E se alcuna macchia mi è rimasta attaccata alla mano; [8] Semini pure io, e un altro se lo mangi; E sieno diradicati i miei rampolli. [9] Se il mio cuore è stato allettato dietro ad alcuna donna, E se io sono stato all'agguato all'uscio del mio prossimo; [10] Macini pur la mia moglie ad un altro, E chininsi altri addosso a lei. [11] Perciocchè quello è una scelleratezza, Ed una iniquità da giudici. [12] Conciossiachè quello sarebbe stato un fuoco Che mi avrebbe consumato fino a perdizione, E avrebbe diradicata tutta la mia rendita. [13] Se io ho disdegnato di comparire in giudicio col mio servitore, E con la mia servente, Quando hanno litigato meco; [14] E che farei io, quando Iddio si leverà? E quando egli ne farà inchiesta, che gli risponderei? [15] Colui che mi ha fatto nel seno non ha egli fatto ancora lui? Non è egli un medesimo che ci ha formati nella matrice? [16] Se io ho rifiutato a' poveri ciò che desideravano, Ed ho fatti venir meno gli occhi della vedova; [17] E se ho mangiato tutto solo il mio boccone, E se l'orfano non ne ha eziandio mangiato; [18] (Conciossiachè dalla mia faciullezza esso sia stato allevato meco, Come appresso un padre; Ed io abbia dal ventre di mia madre avuta cura della vedova); [19] Se ho veduto che alcuno perisse per mancamento di vestimento, E che il bisognoso non avesse nulla da coprirsi; [20] Se le sue reni non mi hanno benedetto, E se egli non si è riscaldato con la lana delle mie pecore; [21] Se io ho levata la mano contro all'orfano, Perchè io vedeva chi mi avrebbe aiutato nella porta; [22] Caggiami la paletta della spalla, E sia il mio braccio rotto, e divelto dalla sua canna. [23] Perciocchè io avea spavento della ruina mandata da Dio, E che io non potrei durar per la sua altezza. [24] Se ho posto l'oro per mia speranza; E se ho detto all'oro fino: Tu sei la mia confidanza; [25] Se mi son rallegrato perchè le mie facoltà fosser grandi, E perchè la mia mano avesse acquistato assai; [26] Se ho riguardato il sole, quando risplendeva; E la luna facendo il suo corso, chiara e lucente; [27] E se il mio cuore è stato di nascosto sedotto, E la mia bocca ha baciata la mia mano; [28] Questa ancora è una iniquità da giudici; Conciossiachè io avrei rinnegato l'Iddio disopra. [29] Se mi son rallegrato della calamità del mio nemico, Se mi son commosso di allegrezza, quando male gli era sopraggiunto, [30] Io che non pure ho recato il mio palato a peccare, Per chieder la sua morte con maledizione; [31] Se la gente del mio tabernacolo non ha detto: Chi ci darà della sua carne? Noi non ce ne potremmo giammai satollare… [32] Il forestiere non è restato la notte in su la strada; Io ho aperto il mio uscio al viandante. [33] Se io ho coperto il mio misfatto, come fanno gli uomini, Per nasconder la mia iniquità nel mio seno… [34] Quantunque io potessi spaventare una gran moltitudine, Pure i più vili della gente mi facevano paura, Ed io mi taceva, e non usciva fuor della porta. [35] Oh! avessi io pure chi mi ascoltasse! Ecco, il mio desiderio è Che l'Onnipotente mi risponda, O che colui che litiga meco mi faccia una scritta; [36] Se io non la porto in su la spalla, E non me la lego attorno a guisa di bende. [37] Io gli renderei conto di tutti i miei passi, Io mi accosterei a lui come un capitano. [38] Se la mia terra grida contro a me, E se parimente i suoi solchi piangono; [39] Se ho mangiati i suoi frutti senza pagamento, E se ho fatto sospirar l'anima de' suoi padroni; [40] In luogo del grano nascami il tribolo, E il loglio in luogo dell'orzo. Qui finiscono i ragionamenti di Giobbe.

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