Proverbi 27:1-27 DB1885
[1] Non gloriarti del giorno di domani; Perciocchè tu non sai ciò che il giorno partorirà. [2] Loditi lo strano, e non la tua propria bocca; Lo straniero, e non le tue proprie labbra. [3] Le pietre son pesanti, e la rena è grave; Ma l'ira dello stolto è più pesante che amendue quelle cose. [4] La collera è una cosa crudele, e l'ira una cosa strabocchevole; E chi potrà durar davanti alla gelosia? [5] Meglio vale riprensione palese, Che amore occulto. [6] Le ferite di chi ama son leali; Ma i baci di chi odia sono simulati. [7] La persona satolla calca il favo del miele; Ma alla persona affamata ogni cosa amara è dolce. [8] Quale è l'uccelletto, che va ramingo fuor del suo nido, Tale è l'uomo che va vagando fuor del suo luogo. [9] L'olio odorifero e il profumo rallegrano il cuore; Così fa la dolcezza dell'amico dell'uomo per consiglio cordiale. [10] Non lasciare il tuo amico, nè l'amico di tuo padre; E non entrare in casa del tuo fratello nel giorno della tua calamità; Meglio vale un vicino presso, che un fratello lontano. [11] Figliuol mio, sii savio, e rallegra il mio cuore; Ed io avrò che rispondere a colui che mi farà vituperio. [12] L' uomo avveduto, veggendo il male, si nasconde; Ma gli scempi passano oltre, e ne portano la pena. [13] Prendi pure il vestimento di chi ha fatta sicurtà per lo strano; E prendi pegno da lui per la straniera. [14] Chi benedice il suo prossimo ad alta voce, Levandosi la mattina a buon'ora, Ciò gli sarà reputato in maledizione. [15] Un gocciolar continuo in giorno di gran pioggia, E una donna rissosa, è tutt'uno. [16] Chi vuol tenerla serrata, pubblica di voler serrar del vento, E dell'olio nella sua man destra. [17] Il ferro si pulisce col ferro; Così l'uomo pulisce la faccia del suo prossimo. [18] Chi guarda il fico ne mangia il frutto; Così chi guarda il suo signore sarà onorato. [19] Come l'acqua rappresenta la faccia alla faccia; Così il cuor dell'uomo rappresenta l'uomo all'uomo. [20] Il sepolcro, e il luogo della perdizione, non son giammai satolli; Così anche giammai non si saziano gli occhi dell'uomo. [21] La coppella è per l'argento, e il fornello per l'oro; Ma l'uomo è provato per la bocca che lo loda. [22] Avvegnachè tu pestassi lo stolto in un mortaio, Col pestello, per mezzo del grano infranto, La sua follia non si dipartirebbe però da lui. [23] Abbi diligentemente cura delle tue pecore, Metti il cuor tuo alle mandre. [24] Perciocchè i tesori non durano in perpetuo; E la corona è ella per ogni età? [25] Il fieno nasce, e l'erbaggio spunta, E le erbe de' monti son raccolte. [26] Gli agnelli son per lo tuo vestire, E i becchi sono il prezzo di un campo. [27] E l'abbondanza del latte delle capre è per tuo cibo, E per cibo di casa tua, E per lo vitto delle tue serventi.
