Giobbe 34:1-37 DB1885
[1] ED Elihu proseguì a parlare, e disse: [2] Voi savi, udite i miei ragionamenti; E voi intendenti, porgetemi l'orecchio. [3] Perciocchè l'orecchio esamina i ragionamenti, Come il palato assapora ciò che si deve mangiare. [4] Proponiamoci la dirittura, Giudichiamo fra noi che cosa sia bene. [5] Conciossiachè Giobbe abbia detto: Io son giusto; Iddio mi ha tolta la mia ragione. [6] Mentirei io intorno alla mia ragione? La saetta, con la quale son ferito, è dolorosissima, Senza che vi sia misfatto in me. [7] Quale è l'uomo simile a Giobbe, Che beve lo scherno come acqua? [8] E che cammina in compagnia con gli operatori d'iniquità, E va con gli uomini empi? [9] Perciocchè egli ha detto: L'uomo non fa niun profitto Di rendersi grato a Dio. [10] Perciò, uomini di senno, ascoltatemi; Tolga Iddio che vi sia empietà in Dio, O perversità nell'Onnipotente. [11] Perciocchè egli rende all'uomo secondo l'opera sua, E fa trovare a ciascuno secondo la sua via. [12] Sì veramente Iddio non opera empiamente, E l'Onnipotente non perverte la ragione. [13] Chi gli ha commesso il governo della terra? E chi gli ha imposta la cura del mondo tutto intiero? [14] Se egli ponesse mente all'uomo, Egli ritrarrebbe a sè il suo alito, ed il suo soffio; [15] Ogni carne insieme trapasserebbe, E l'uomo ritornerebbe nella polvere. [16] Se pur tu hai del senno, ascolta questo; Porgi l'orecchio alla voce de' miei ragionamenti. [17] Di vero, colui che odia la dirittura signoreggerebbe egli? E condannerai tu colui che è sommamente giusto? [18] Direbbesi egli ad un re: Scellerato? E a' principi: Empio? [19] Quanto meno a colui che non ha riguardo alla qualità de' principi, Ed appo cui non è riconosciuto il possente, Per essere antiposto al povero, Perchè essi tutti sono opera delle sue mani? [20] Essi muoiono in un momento, E di mezza notte tutto un popolo è conquassato, e perisce; E il potente è tolto via senza opera di mani. [21] Perciocchè gli occhi suoi son sopra le vie dell'uomo, Ed egli vede tutti i passi di esso. [22] Non vi è oscurità, nè ombra di morte alcuna, Ove si possan nascondere gli operatori d'iniquità. [23] Perciocchè Iddio non ha più riguardo all'uomo, Quando esso è per venire in giudicio davanti a lui. [24] Egli fiacca i possenti incomprensibilmente, E ne costituisce altri in luogo loro. [25] Perciò, conoscendo egli le opere loro, Nel girar d'una notte son fiaccati, [26] Egli li sbatte come empi, In luogo di molti spettatori; [27] Perciocchè si son rivolti indietro da lui, E non hanno considerate tutte le sue vie; [28] Facendo pervenire infino a lui il grido del povero, E facendogli udire lo strido degli afflitti. [29] Se egli rimanda in pace, chi condannerà? E se nasconde la sua faccia, chi lo riguarderà? O sia una nazione intiera, o un uomo solo; [30] Acciocchè l'uomo profano non regni più E che il popolo non sia più tenuto ne' lacci. [31] Certo ei ti si conveniva indirizzarti a Dio, dicendo: Io ho portato la pena; io non peccherò più. [32] Se vi è alcuna cosa, oltre a ciò che io veggo, mostramelo; Se io ho operato perversamente, io non continuerò più. [33] Vorresti tu, ch'egli ti facesse la retribuzione di ciò ch'è proceduto da te? Sei tu che rifiuti ed eleggi, non già io; Di' pure ciò che tu sai. [34] Gli uomini di senno diranno meco, E l'uomo savio mi acconsentirà, [35] Che Giobbe non parla con conoscimento, E che le sue parole non sono con intendimento. [36] O padre mio, sia pur Giobbe provato infino all'ultimo, Per cagione delle sue repliche, simili a quelle degli uomini iniqui. [37] Perciocchè altrimenti egli aggiungerà misfatto al suo peccato, Si batterà a palme fra noi, E moltiplicherà le parole sue contro a Dio.
