Giobbe 3:1-26 DB1885
[1] DOPO questo, Giobbe aprì la sua bocca, e maledisse il suo giorno. [2] E prese a dire: [3] Possa perire il giorno nel quale io nacqui, E la notte che fu detto: Un maschio è nato. [4] Quel giorno sia tenebroso; Iddio non ne abbia cura da alto, E non risplenda la luce sopra esso. [5] Tenebre, ed ombra di morte rendanlo immondo; La nuvola dimori sopra esso; Queste cose rendanlo spaventevole, quali sono i giorni più acerbi. [6] Caligine ingombri quella notte; Non rallegrisi fra i giorni dell'anno, Non sia annoverata fra i mesi. [7] Ecco, quella notte sia solitaria, Non facciansi in essa canti alcuni. [8] Maledicanla coloro che maledicono i giorni, I quali son sempre apparecchiati a far nuovi lamenti. [9] Oscurinsi le stelle del suo vespro; Aspetti la luce, ma non ne venga alcuna, E non vegga le palpebre dell'alba; [10] Perciocchè non serrò gli usci del seno di mia madre, E non fece sì che gli occhi miei non vedessero l'affanno. [11] Perchè non morii io dalla matrice? Perchè non trapassai come prima uscii del seno? [12] Perchè mi furono pòrte le ginocchia? Perchè le mammelle, acciocchè io poppassi? [13] Conciossiachè ora giacerei, e mi riposerei; Io dormirei, e pezzo fa sarei in riposo, [14] Con i re, e con i consiglieri della terra, I quali edificavano i luoghi deserti; [15] Ovvero co' principi, che aveano dell'oro, Ed empievano le lor case d'argento; [16] Ovvero anche del tutto non sarei stato, come un abortivo nascosto, Come il feto che non ha veduta la luce. [17] Quivi cessano gli empi di travagliare altrui, E quivi si riposano gli stanchi. [18] Parimente i prigioni hanno requie, E non odono più la voce del sollecitator delle opere. [19] Quivi è il piccolo e il grande; E il servo franco del suo signore. [20] Perchè dà egli la luce al miserabile, E la vita a coloro che sono in amaritudine d'animo? [21] I quali aspettano la morte, e pure ella non viene; E la ricercano più che tesori nascosti; [22] E si rallegrano, fino a festeggiarne, E gioiscono, quando hanno trovato il sepolcro. [23] Perchè dà egli la luce all'uomo, la cui via è nascosta, E il quale Iddio ha assiepato d'ogn'intorno? [24] Conciossiachè, avanti che io prenda il mio cibo, il mio sospiro venga, E i miei ruggiti si versino come acqua. [25] Perchè ciò di che io avea spavento mi è avvenuto, E mi è sopraggiunto quello di che avea paura. [26] Io non ho avuta tranquillità, nè riposo, nè quiete; Ed è venuto il turbamento.
