Geremia 10:1-25 DB1885

[1] CASA d'Israele, ascoltate la parola che il Signore vi ha pronunziata. [2] Così ha detto il Signore: Non imparate a seguitare i costumi delle genti, e non abbiate paura de' segni del cielo, perchè le genti ne hanno paura. [3] Perciocchè gli statuti de' popoli son vanità; conciossiachè si tagli un albero del bosco, per farne un lavoro di mani d'artefice con l'ascia. [4] Quello si adorna con oro, e con argento; e si fa star saldo con chiodi, e con martelli, acciocchè non sia mosso. [5] Son tratti diritti, a guisa di palma, e non parlano; convien portarli attorno, perchè non possono camminare; non temiate di loro; perciocchè non possono far danno alcuno, ed altresì in lor potere non è di fare alcun bene. [6] Non vi è niuno pari a te, o Signore; tu sei grande, ed il tuo Nome è grande in forza. [7] Chi non ti' temerebbe, o Re delle genti? conciossiachè questa ti si convenga; perciocchè, fra tutti i savi delle genti, e in tutti i regni loro, non vi è alcun pari a te. [8] E tutti insieme sono insensati, e pazzi; il legno è un ammaestramento di vanità. [9] L'argento, che si distende col martello, è addotto di Tarsis, e l'oro di Ufaz; sono opera di fabbro, e lavorio di mani di orafo; il lor vestimento è giacinto e porpora; essi tutti sono lavoro d' uomini industriosi. [10] Ma il Signore è il vero Dio, egli è l'Iddio vivente, e il Re eterno; la terra trema per la sua ira, e le genti non possono sostenere il suo cruccio. [11] Così direte loro: Gl'Iddii, che non hanno fatto il cielo, e la terra, periscano d'in su la terra, e di sotto al cielo. [12] Colui, che ha fatta la terra con la sua potenza, che ha stabilito il mondo con la sua sapienza, ed ha distesi i cieli col suo intendimento; [13] tosto ch'egli dà fuori la sua voce, vi è un romor d'acque nel cielo; egli fa salir vapori dalle estremità della terra, e fa i lampi per la pioggia, e trae il vento fuor de' suoi tesori. [14] Ogni uomo è insensato per scienza; ogni orafo è renduto infame per le sculture; perciocchè le sue statue di getto sono una falsità, e non vi è alcuno spirito in loro. [15] Sono vanità, lavoro d'inganni; periranno nel tempo della lor visitazione. [16] Colui che è la parte di Giacobbe non è come queste cose; perciocchè egli è il Formator d'ogni cosa, ed Israele è la tribù della sua eredità; Il suo Nome è: Il Signor degli eserciti. [17] O ABITATRICE della fortezza, raccogli la tua mercatanzia, per portarla fuor del paese. [18] Perciocchè, così ha detto il Signore: Ecco, questa volta gitterò via, come con una frombola, gli abitanti del paese, e li metterò in distretta, acciocchè trovino ciò che han meritato. [19] Ahi lasso me! dirà il paese, per cagione del mio fiaccamento! la mia piaga è dolorosa; e pure io avea detto: Questa è una doglia, che ben potrò sofferire. [20] Le mie tende son guaste, e tutte le mie corde son rotte; i miei figliuoli sono usciti fuor di me, e non sono più; non vi è più alcuno che tenda il mio padiglione, nè che rizzi i miei teli. [21] Perciocchè i pastori son divenuti insensati, e non hanno ricercato il Signore; perciò non son prosperati, e tutte le lor mandre sono state dissipate. [22] Ecco, una voce di grido viene, con gran commovimento, dal paese di Settentrione, per ridurre le città di Giuda in desolazione, in ricetti di sciacalli. [23] O Signore, io conosco che la via dell'uomo non è in suo potere; e che non è in poter dell'uomo che cammina di addirizzare i suoi passi. [24] O Signore, castigami, ma pur moderatamente; non nell'ira tua, che talora tu non mi faccia venir meno. [25] Spandi la tua ira sopra le genti che non ti conoscono, e sopra le nazioni che non invocano il tuo Nome; perciocchè han divorato Giacobbe; anzi l'han divorato, e consumato, ed hanno desolata la sua stanza.

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