Ecclesiaste 7:1-29 DB1885
[1] LA buona fama val meglio che il buon olio odorifero, e il giorno della morte meglio che il giorno della natività. [2] Meglio vale andare in una casa di duolo, che andare in una casa di convito; perciocchè quello è il fine d'ogni uomo; e chi vive vi pon mente. [3] Meglio vale la tristezza che il riso; perciocchè il cuore migliora per la mestizia del volto. [4] Il cuore de' savi è nella casa del duolo; e il cuor degli stolti è nella casa dell'allegrezza. [5] Meglio vale udir lo sgridar del savio, che se alcuno ode il cantar de' pazzi. [6] Perciocchè, quale è il romore delle spine sotto la caldaia, tale è il ridere dello stolto. Anche questo è vanità. [7] Certo l'oppressione fa impazzare il savio, e il presente fa perdere il senno. [8] Meglio vale il fin della cosa, che il principio di essa; meglio vale chi è di spirito paziente, che chi è di spirito altiero. [9] Non esser subito nell'animo tuo ad adirarti; perciocchè l'ira riposa nel seno degli stolti. [10] Non dire: Che vuol dire che i giorni di prima sono stati migliori di questi? perciocchè tu non domanderesti di ciò per sapienza. [11] La sapienza è buona come una eredità; e quelli che veggono il sole han del vantaggio. [12] Perciocchè la sapienza è all'ombra, e i danari sono all'ombra; ma la scienza della sapienza ha questo vantaggio, ch'ella fa vivere quelli che ne son dotati. [13] Riguarda le opere di Dio; perciocchè chi potrà ridirizzare ciò ch'egli avrà travolto? [14] Nel giorno del bene sta' in allegrezza; e nel giorno dell'avversità, ponvi mente; ancora ha fatto Iddio l'uno contrapposto all'altro, per questa cagione, che l'uomo non troverà nulla dopo sè. [15] Io ho veduto tutto questo a' giorni della mia vanità. Vi è tal giusto, che perisce per la sua giustizia; e vi è tal empio, che prolunga la sua vita con la sua malvagità. [16] Non esser troppo giusto, e non farti savio oltre misura; perchè ti diserteresti? [17] Non esser troppo empio, nè stolto; perchè morresti fuor del tuo tempo? [18] Egli è bene che tu ti attenga ad una cosa, sì però che tu non allenti la mano dall'altra; perciocchè, chi teme Iddio esce d'ogni cosa. [19] La sapienza rinforza il savio, più che dieci rettori non fanno la città nella quale sono. [20] Certo non vi è niun uomo giusto in terra, il quale faccia bene, e non pecchi. [21] Tu altresì non por mente a tutte le parole che altri dirà; anzi non pure ascoltare il tuo servo che ti maledice. [22] Perciocchè il tuo cuore sa che tu ancora ne hai maledetti altri, eziandio più volte. [23] Io ho provate tutte queste cose per sapienza; onde ho detto: Io son savio; ma la sapienza è longi da me. [24] Chi troverà una cosa che è cotanto lontana, ed è profondissima? [25] Io mi sono aggirato con l'anima mia, per conoscere, per investigare, e per ricercar sapienza, e come si deve ben giudicar delle cose; e per conoscere l'empietà della stoltizia, e la follia delle pazzie; [26] ed ho trovata una cosa più amara che la morte, cioè: quella donna che non è altro che reti, e il cui cuore non è altro che giacchi, e le cui mani son tanti lacci; l'uomo gradevole a Dio scamperà da essa; ma il peccatore sarà preso da lei. [27] Vedi, io ho trovato questo, dice il Predicatore, cercando ogni cosa ad una ad una, per trovare come si deve ben giudicar delle cose; [28] il che ancora cerca l'anima mia, e non l'ho trovato (ben ho trovato un uomo fra mille; ma fra altrettante donne, non ne ho trovata neppur una). [29] Sol ecco ciò che io ho trovato: che Iddio ha fatto l'uomo diritto; ma gli uomini hanno ricercati molti discorsi.
